Home Lavoretti Risorse POESIE FOTO

 

In viaggio

 

Vita !
Urlo nel buio
un grido lontano,
piccolo,
frastagliato
eterno.
Io,
qualcosa,
concreto
esistente,
tangibile.
Forse nulla,
tutto.
Piccola vita,
dispersa,
intorno…
un oceano d’anime.
                       
MDINA  (dicembre  96)

 

Un sogno la mia vita
sbattuta dalle onde
sulla scogliera dell'esistenza,
il mare la circonda
è l'isola dei desideri.
Nulla rimarrà,
solo il ricordo,
delle onde,
quando in tempesta,
quando leggere,
sbattevano su  essa.
Nessuno resterà per ricordarla
e lei ritornerà ad essere un sogno,
forse neanche quello.

                        SALINE   (aprile  96)

 

 

 

 

 

Portate dal vento
le onde increspate
sentono il frastuono
dell'unico statico elemento
colpito da luce mortale
e vestito dell'unico inganno
pensiero.

                        LISBONA  (agosto  95)

 

O luoghi infiniti
e infiniti deserti
che l'uomo
a stento raggiunge
con forza di macchina.

O sconfinati spazi
dove il ghiaccio
non vuole andare via
e che io,
come uno stupido
vorrei descrivere,
ma non posso,
per non frantumare
i luoghi
dove  ora
per natura mi trovo.

O sconfinati spazi
lasciate in me
il segno della vostra natura.

                        BODØ    (luglio  95)

 

O sole
che da questi
luoghi  resti
da sempre affascinato
e tardi il tuo riposo.

                        TROMSØ  (luglio  95)

 

Nuvole nere oscurano
il  cielo e poi
la pioggia
scopre il mio
silenzio.

                        PARIGI   (marzo 98)

 

 

 

 

 

Solitaria nuvola attraversa
il cielo senza mistero,
solo un viaggio ti è concesso
dopo il quale ti disferai
senza motivo, senza motivo
tutto ti è concesso, assumere
la forma che vuoi, colorarti
come ti piace, piangere o ridere
solo una cosa potrà danneggiarti
prima del tuo tempo, il luogo
in cui avrai origine poiché
ti renderà soggetta a venti contro
i quali se tu ti muoverai potrai
distruggerti ma se ti adatterai
quasi adagiandoti su lui
viaggiando raggiungerai
luoghi remoti dove ti confonderai con
la luce.

                        ZANTE  (agosto 98)

 

 

E' bello lasciarsi accarezzare dal raggio
di sole, dopo il pranzo, sembra,
lasciare un dolce sapore in bocca .
Il respiro si fa più pesante
dopo poco e una piccola goccia
si accinge a formarsi fra i solchi
della fronte .
Poi come d'incanto una nuvola lieve
e un soffio di umido vento si
posano sul corpo, un brivido
lo percuote
oggi non è un buon giorno per morire.

SANTORINI  (agosto 97)

 

Libero volo
facile parlare
con termini
semplici e comuni
forse non sono
i termini adoperati
che contano.

                        ZURRIEQ   (dicembre  96)

 

 

 

E' da un timido raggio di sole
che prova e riprova a brillare
attraverso aride nubi dalle
correnti portate in luoghi remoti.
Passate, scomparse e riapparse
le nubi non tagliano il timido
raggio di sole, che appare e scompare
ma che eterno continua a scaldare.

                        REGGIO CALABRIA  (febbraio 97)

E' solo una goccia di
rugiada che scivola
facilmente sul terreno
grumoso della foglia
e cade
cade sul terreno
poroso
e poi muore
assorbita.

SANTORINI  (agosto  97)

 

Scorrere, viaggiare, guardare, sognare
per terre lontane per mari profondi
sconfinati deserti infinite vallate
distese verdi e gialle, coperte di
fiori o alberi enormi, roccia a strapiombo,
ghiacciai perenni e ancora non basta è
solo una piccola parte ed io non
capisco perché la falce dovrà
portarvi via in un posto solo
coperto da soffio di sabbia
speriamo almeno del deserto.

                        PARO  (agosto  97)

 

 

Tempi di tempo trascorsi
senza pensare senza volere
che lo scaricarsi della mia
anima si plachi con l'odio
che è amore se trovi ciò
che non è nel tempo ma
vivendo soffri pensando.

                        SALINE  (aprile   96)

 

Ogni cosa, cosa succede
cosa si sente nello
splendido mattino
quando si sente l'uomo
perso dal tempo
fuggitivo e dal
dubbio di una
giornata incerta.
Io mi sento
perso
nell'incessante
moto.

                        ZURRIEQ   (dicembre  96)

 

Sonnolenze create dalla
dolcezza della mia combattuta
omogeneità spirito-corporale
nel vuoto di un solo
fervido fanciullo
travolto dall'inquieta
brancolazione senza esistenza.

                        MELLIEHA  (dicembre  96)

 

Padri del tempo
non tremate
non fuggite
cosa si schiude in me
quando sento l'ansia
di scaricare la tensione.
Come posso difendermi?

                        FIRENZE   (febbraio  98)

 

Sono solo e guardo
l'ombra delle veneziane
nella stanza, sento il
brusio umano cessato
e la solida solitudine di
chi non sente
quello che altri
vivendo cercano
ma non trovano.

                        PARIGI  (marzo  98)

 

Cosa vedo?
Cosa sento?
Una lampada, due statue, una pietra
libri catastati, occhiali, dei
nastri ed il telefono.
Cosa aspetto?
Nulla aspetto
Cerco soltanto un po’ di pace,
non riesco a trovarla,
mi manca qualcosa e non
riesco a colmarla dal vuoto
che mi circonda.
Non vale a niente un eterno
cercare se alla fine
non si trova nulla.

PERUGIA   (marzo  96)

 

 

Dolce il cinguettio degli uccelli che
sembrano calpestare il silenzio
della morte e la luce che si
scorge da piccole imposte
diventa un piccolo gioco di
false credenze senza l'utile
morboso, incessante volere per
forza certezza del tutto.

                        FIRENZE  (febbraio  98)

 

 

 

 

Il tempo scorre accanto a me
non accelera o rallenta la
sua marcia.
Con lui parli vivi sogni e fai
tutto  quello che vuoi come con
un amico, il più fedele quello
che non ti abbandona mai
nel momento buono o cattivo,
facile o difficile.
E chiede solo una cosa  per tutto questo,
che tu viva come meglio puoi.

MELLIEHA   (dicembre  96)

 

Come se d'improvviso
mi sento travolto da
ciò che non sono
da ciò che non voglio.

PARIGI   (marzo  98)

 

Mi dilanio il cuore che
battere di poco nel petto,
mi sento.
Perché? Forse ho trovato tutto?
Forse ho provato cosa significa
morire dentro ed essere combattuto
da ignoti movimenti nel corpo?
Si ho provato solo queste ma è
solo una piccola parte di
tutto eppure si ostina a invadere
l'infinità del resto che manca.
Mi dilanio il cuore,
che battere di poco nel petto,
non sento.

PERUGIA    (marzo  96)

 

 

 

 

 

 

Passi. Le onde del mare
ancora non riesco a dimenticare,
e l'umido velo degli spruzzi
sento risuonare.
Fuggi. In una sera gelida
voglio con una poesia combattere
una battaglia già persa
che le piramidi si ostinano a
lottare, come me, che non riesco
a dimenticare le onde del mare.

PESARO   (febbraio  96)

 

Poco rimarrà di me.
Troppo passerà su me.
Quando solo mi sentirò nulla
vuoto da tutto ciò che mi
circonda, un bagliore
uscirà dall'orizzonte anche
lui come me perso nel……

                        LISBONA  (agosto  95)

 

Stanco mi avvicino
agli oggetti, alle
persone, un dolore
percuote il mio stomaco,
un'emozione
l'amore e sempre la
stessa sensazione di
confusione all'interno,
del mio corpo provato da
stremanti sacrifici,
coperto da un velo
celeste di seta.
Un refolo di vento
lo smuove lievemente
dando la possibilità di scrutare
la luce,
non si potrebbe vedere bene
perché l'occhio troppo abituato
all'oscurità ne rimarrebbe abbagliato.

S. LORENZO  (agosto  98)

 

 

Non levatemi pure lo sguardo che
può mettere a fuoco l'infinito
non levatemi lo sguardo sul riflesso
della notte ubriacata dal
vento freddo è solo un momento
del quale non potrete spogliarmi.
Ruberò un istante alla crudeltà
alla miseria e al dolore e sarò
libero per sempre.

                        AUXERRE  (marzo  98)

 

Ho serrato bene la porta ma non sono
ancora riuscito a chiudermi dalle influenze
esterne l'immagine del quartiere latino
fuori dalla mia finestra percuote  ogni istante.
Dove sarò domani? Ad affiggere manifesti?
Chi sarò domani, dopo una notte di tormento?
Le voci sembrano risuonare dentro di me
come un drago
che tenta di introdurre la testa nella cruna di un ago
allo stesso modo il mio tormento
non varca la soglia della gola.
Nulla è la parola magica ma non è un sollievo
per il mio corpo  perciò scrivo mentre
un vento leggero passa sulla mia pelle
è il tempo che lascia  il suo segno
domani sorgerà il sole.
Questo non lo so.

                        PARIGI   (marzo  98)

 

Dolce e chiaro è il sapore di una terra lontana
vicino al sogno si muove un sentimento passato,
arcani ricordi e poi una lacrima scivola piano
attraversa la guancia raggiungendo le labbra
un sapore salato, l'agro si espande sul corpo.
Volontà di andare e restare, battito, fremito
trascino il mio spirito
per la maniacale voglia di movimento.

                        AUXERRE  (marzo  98)

 

 

Forato dal vento
precluso dal tempo
impavido sopporta lo sdegno
ritorna alla luce
con umile ingegno.

                        OPORTO   (agosto  95)

 

Tempo fuggente coperto di
un manto lucente
montato da solide
basi indolenti ferma
e la voce e vivo
il tuo corpo che
morte non conoscerà mai.

                        LISBONA  (agosto  95)

 

 

DanieleVinci
scrivimi: danielevinci@gmail.com